La Montagna e le sue Bellezze
Cervo Sardo

Cervus elaphus corsicanus


Status e distribuzione:
Agli inizi del secolo il Cervo sardo era distribuito in Sardegna praticamente in tutti i massicci montuosi. In seguito si è verificato il frazionamento e la conseguente drastica riduzione dell’habitat. Continuavano inoltre la deforestazione e gli incendi pastorali, che in concomitanza prima con la caccia (è del 1939 il divieto totale di caccia al cervo) e poi con il bracconaggio, riducevano nel 1950 l’areale a tre zone distinte senza possibilità di interscambio. Queste tre aree (Arburese, Sulcis, Sarrabus) sono quelle occupate anche attualmente dalla specie. Sono queste le uniche foreste estese ed accorpate della Sardegna, conservatesi perché proprietà private (riserve di caccia, concessioni minerarie, poderi) o perché già proprietà pubblica (Azienda Foreste Demaniali della Sardegna). Il primo censimento attendibile fu effettuato nel 1970 e portò ad una stima complessiva di circa 90 maschi bramenti. Attualmente si stima una popolazione di circa 600-650 maschi bramenti. Considerando la sex ratio pari a 3.0, la popolazione totale stimata è di circa 2.400-2.600 cervi. A questi bisogna aggiungere altri 200 esemplari presenti in aree confinate.


Biologia:
Il Cervo sardo si differenzia da quello europeo per le minori dimensioni (o 120-130 Kg, o 70-80 kg), per il colore del mantello più scuro e per i palchi privi di corona. Rispetto alla sottospecie nominale il ciclo riproduttivo risulta anticipato di circa un mese, con il bramito (decisamente più cupo di quello del Cervo europeo) che presenta il picco nella prima metà di settembre. La specie, che vive in fitte foreste di macchia mediterranea, sembra in grado di poter raggiungere in alcune aree densità assai elevate (3-4 es. per ettaro).


Conservazione:

Nonostante gli incoraggianti successi ottenuti non è possibile affermare che il Cervo sardo non corra più rischio di estinzione. Le cause che hanno portato infatti alla sua rarefazione non sono state ancora completamente rimosse. La modificazione dell’habitat (in particolare gli incendi boschivi) ed il bracconaggio costituiscono una minaccia sempre presente. In particolare nell’areale sudoccidentale (Sulcis) quest’ultimo fenomeno è ancora particolarmente fiorente ed in alcuni settori la popolazione stenta ad aumentare di numero, non riuscendo così a ricolonizzare vecchi territori. Una politica lungimirante ha portato alla creazione di alcuni nuclei in cattività, nel tentativo di assicurare, nel prossimo futuro, il ripopolamento di altre aree della Sardegna. Alla fine degli anni ‘80 alcuni esemplari di Cervo sardo sono stati trasferiti in Corsica dove la specie si era estinta a metà degli anni ‘60.


Bibliografia consigliata:
Beccu E. 1989 - Il Cervo sardo. Carlo Delfino, Sassari.
Murgia C., Monni A. 1991-Distribuzione e popolazione del Cervo sardo. Atti II seminario italiano censimenti faunistici dei vertebrati. Brescia. Suppl. ricerche Biologia della selvaggina Vol.XVI.
Perco F., 1988 - Ungulati. C. Lorenzini Ed., Udine.

Fonte WWF.

 
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