In base ai vari siti di interesse archeologico denominati: Sa Domu de S'Orcu. Sa Grutta de Orbai, dei tanti ripari sotto roccia situati nel territorio in modo particolare dell'insediamento preistorico formato dai ripari sotto roccia di Montemaria, la frequentazione umana nel territorio di Domus de Maria si può far risalire all'età del rame (terzo millennio A.C.). Si ritiene però molto probabile soprattutto per quanto riguarda la zona a mare che sia stata frequentata anche in epoche più antiche. Presumibilmente a partire dai primi secoli del secondo millennio (A.C) come provano i tanti nuraghi situati nel territorio, l'area Mariese fu teatro di una nuova importante manifestazione umana che viene definita civiltà nuragica. La testimonianza più significativa di quel periodo straordinario è senza dubbio il grande complesso nuragico, Baccu Idda, nell'entroterra di Chia; purtroppo la parte più importante costituita da almeno tre torri è quasi completamente nascosta alla vista da uno spesso strato di terriccio e da una folta e tipica vegetazione: la parte che risulta visibile è la sola torre di guardia che domina con grande maestosità tutta la piana di Chia. Intorno allo stagno di Chia che anticamente doveva essere molto più esteso e profondo di oggi, in un ambiente tipicamente lagunare i Fenici originari di Tiro. Sidone ed Ugarit nel Libano: ma probabilmente provenienti da Kartagine nella costa nord africana fondarono la città di Bithia. Le testimonianze più antiche risalgono alla prima metà del VII secolo a.C. e sono costituite dalle tombe a incinerazione della necropoli e il santuario impiantato nello stesso periodo sull'isolotto di Su Cardulinu, meglio conosciuto dai locali come S'Isola Manna: alla stessa fase colonizzatrice secondo il professor F. Barreca, risalgono i resti di abitazioni. Individuate sul monte Cogoni, certi ruderi di fortificazioni militari sull'altura della torre e l'area sacra di Punta Su Sensu dove ancora in sito sono sparsi blocchi in arenaria i cosiddetti betili, pietre che gli antichi popoli piantavano nelle aree di culto, considerandole sacre e dotate di potere magico. I Muizca indi stanziati in Colombia, come i Fenici usavano praticare il sacrificio cruento dei bambini, inoltre chiamano Chia la luna.
 
 
 
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